PIANETA PEACE

giovedì 29 ottobre 2009

VERGOGNA, MINISTRO LA RUSSA!


ALTRI 5 ANNI IN AFGHANISTAN? VERGOGNA, MINISTRO LA RUSSA!
IL MINISTRO DELLA GUERRA IGNAZIO LA RUSSA PREVEDE CHE LE TRUPPE ITALIANE RESTERANNO IN AFGHANISTAN ALMENO PER ALTRI 5 ANNI!

VERGOGNA MINISTRO!

A dare retta al ministro La Russa quella in Afghanistan si prospetta una guerra veramente infinita, come a suo tempo proclamò l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

Ma a otto anni dall’inizio dei bombardamenti su Kabul, la resistenza all’occupazione si è notevolmente rafforzata e ha messo in crisi sia dal punto militare che politico gli obiettivi e le strategie della Nato e delle potenze occidentali alleate degli Usa, tant’è che più di qualche analista ed esperto militare ormai parla di guerra persa, impossibile da vincere sul campo.

Le recenti elezioni presidenziali si sono rivelate una farsa con un milione di schede annullate su 5 milioni di votanti, e la commedia del voto continuerà con il ballottaggio tra Karzai e Abdullah fissato per il 7 novembre prossimo.

Intanto sono circa 40 mila i morti civili che nessuno commemora, e dal 2001 ad oggi c’è stata una progressiva crescita, anno dopo anno, dei soldati stranieri morti.

Nell’opinione pubblica internazionale è cresciuta la convinzione che la cosa giusta da fare è porre fine alla guerra. Una posizione saggia e realistica, antagonista alla reiterata volontà delle forze politiche italiane che in maniera bipartisan votano in Parlamento il finanziamento delle missioni militari.

DOBBIAMO CERCARE DI SMENTIRE LA PREVISIONE DEL MINISTRO LA RUSSA

IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E IL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI.

A ROMA ALLE ORE 15.00 MANIFESTAZIONE A PIAZZA NAVONA.

Rete nazionale “Disarmiamoli”

info@disarmiamoli.org; www.disarmiamoli.org

domenica 18 ottobre 2009

Budget 2010 plurimiliardario per le forze armate USA








di Antonio Mazzeo





Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America avrà a disposizione quasi due miliardi di dollari al giorno per finanziare le proprie missioni di guerra a livello planetario ed acquisire nuovi sistemi d’arma dal complesso militare industriale nazionale. Il Congresso, a stragrande maggioranza, ha approvato il National Defense Authorization Bill che assegna alle forze armate un budget da 680,2 miliardi di dollari per il prossimo anno. Il piano finanziario diventerà operativo subito dopo la firma del presidente Barack Obama, ma alcuni emendamenti approvati potrebbero creare qualche frizione all’interno dell’Amministrazione USA.

Una parte consistente degli investimenti sarà destinata allo sviluppo del nuovo cacciabombardiere F-22 “Raptor”, destinato ai reparti di volo dell’US Air Force. Si tratta senza dubbio del cacciabombardiere più costoso mai prodotto al mondo. Il suo prezzo si aggira intorno ai 361 milioni di dollari per unità e proprio per questo Washington ha dovuto abbandonare i vecchi programmi che puntavano all’acquisizione di 750 caccia, ridimensionando le commesse ai “soli” 187 approvati con il piano finanziario 2010. Ciononostante i nuovi aerei comporteranno una spesa finale superiore ai 63 miliardi di dollari.

Prodotti da Lochkeed Martin e Boeing, gli F-22 vengono classificati dal Dipartimento della Difesa come velivoli tattici per la supremazia aerea (Advanced Tactical Fighter - ATF) e l’attacco al suolo, le cui “prestazioni non sono comparabili a nessun aereo attualmente operativo o in fase di progettazione”. Dotati di caratteristiche stealth che li rendono invisibili ai radar nemici, i bombardieri potranno volare ad una velocità massima compresa tra l’1,82 e i 2 Mach. Funzioneranno pure come “mini aerei radar AWACS”, grazie ai sofisticati sistemi di bordo che consentono l’identificazione e la designazione dei possibili bersagli. Tra essi, in particolare, i sistemi di ricezione AN/ALR-94 capaci di localizzare i segnali radar nemici sino a 250 miglia di distanza ed il radar “Northrop Grumman AN/APG-77” che può seguire bersagli multipli a lunga distanza e con ogni condizione atmosferica.

La versatilità nelle operazioni di attacco e di distruzione dei “Raptor” è assicurata dall’ampio ventaglio dei sistemi che lo armano: le munizioni aria-terra teleguidate JDAM (Joint Direct Attack Munition) come le bombe LMTAS/Boeing GBU-32 e le Small Diameter Bomb (SDB) con guida GPS; il cannone rotante M61A2 Vulcan da 20 mm con 480 colpi scaricabili in soli 5 secondi di fuoco; i missili a medio e corto raggio “MBDA Meteor”, AIM-120D AMRAAM e Raytheon AIM-9X. L’F-22 è dunque un velivolo di incomparabile valore strategico per le odierne e future operazioni di “guerra globale”, al punto che nel settembre 2006, con voto unanime, il Congresso ha vietato la possibilità di esportarne la tecnologia anche ai più fedeli paesi alleati USA.

Per il 2010 si prevede inoltre una spesa di 512 milioni di dollari per consentire all’US Navy di acquistare altri 9 caccia F/A-18E/F “Super Hornet” e 22 nuovi velivoli per la guerra elettronica EA-18G “Growler”. Sempre a favore della Marina militare è stato pienamente finanziato il programma di trasformazione e potenziamento delle portaerei e di altre importanti unità da combattimento; inoltre è stata approvata la prima tranche di spesa per 19 miliardi di dollari per l’acquisto entro il 2014 di 8 sottomarini a propulsione nucleare della classe “Virginia”, che si aggiungeranno agli 8 già operativi. Dotati ognuno di 4 lanciatori di siluri Mk-48 e di 12 missili da crociera a lancio verticale BGM- 109 “Tomahawk (di cui esistono versioni convenzionali e nucleari), i sottomarini della classe “Virginia” sono prodotti da General Electric Dynamic Boat e Northrop Grumman.

Grosse acquisizioni anche per le forze terrestri. Il Congresso USA ha infatti autorizzato la spesa di 6,7 miliardi di dollari per lo sviluppo e la produzione del nuovo veicolo blindato anti-mine “M-ATV”, prodotto dal consorzio Northrop Grumman - Oshkosh Defense Corporation. I primi prototipi dell’“M-ATV” sono stati testati l’estate scorsa dagli uomini della 173^ Brigata Aviotrasportata dell’US Army di Vicenza, in occasione di un’esercitazione tenutasi nelle colline di Hohenfels (Germania). Complessivamente il Pentagono prevede l’acquisizione di 4.296 blindati, 2.244 già commissionati nel giugno 2009 e che dovrebbero essere in buona parte realizzati entro il marzo 2010 per operare nei teatri di guerra di Iraq, Afghanistan e Pakistan. Il budget della Difesa per il 2010 assicura inoltre altre importanti acquisizioni da parte dell’US Army, in particolare elicotteri da guerra AH-64 “Apache, UH-60 “Blackhawk”, UH-72 “Lakota”, OH-58 “Kiowa Warrior” e CH-47 “Chinook”.
560 milioni di dollari sono invece previsti per nuovi programmi di sviluppo del cacciabombardiere multiruolo F-35 “Lightning II”, finalizzati in particolare alla realizzazione di un nuovo motore del velivolo. Si tratta, in quest’ultimo caso, di una spesa di 420 milioni non prevista originariamente dal Pentagono e la cui approvazione è all’origine del conflitto tra il Congresso e il Segretario della Difesa, Robert Gates. “Non esiste assolutamente la necessità di modificare il motore esistente”, ha dichiarato Gates, che ha pure minacciato di chiedere al Presidente Obama di porre il veto all’emendamento approvato.

Prodotto dal consorzio statunitense Lockeed Martin – Northrop Grumman e dalla britannica BAE Systems, l’F-35 è dotato di capacità stealth e viene utilizzato per il supporto aereo ravvicinato e il bombardamento tattico. I sistemi di morte ospitati a bordo comprendono un cannone GAU-22/A da 25 mm, munizioni a grappolo WCMS, bombe GBU-39 e missili aria-aria ed aria-terra AIM-120 AMRAAM, AIM-132 ASRAAM, “Brimstone” e MBDA “Meteor”. A differenza però del cacciabombardiere F-22, l’F-35 è destinato in buona parte all’esportazione ai paesi partner. Nove di essi (Australia, Canada, Danimarca, Gran Bretagna, Israele, Italia, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia) hanno già dato la loro disponibilità a concorrere al finanziamento delle prime fasi di sviluppo del nuovo caccia, per cui è prevista una spesa di 4,37 miliardi di dollari. L’Italia, in particolare, è pronta a fare la sua parte, impegnandosi con un contributo di un miliardo di dollari, per consentire ad Alenia (gruppo Finmeccanica) di concorrere all’assemblaggio di una parte delle componenti di volo. Il governo italiano punta inoltre a dotare l’Aeronautica e la Marina Militare di 131 velivoli F-35, buona parte nella versione a decollo corto e atterraggio verticale.

Il National Defense Authorization Bill autorizza pure lo stanziamento di 7,5 miliardi di dollari per “l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito e della polizia nazionale afgana” e 700 milioni di dollari a favore di militari e poliziotti del Pakistan per rafforzare i presidi e i pattugliamenti delle frontiere con l’Afghanistan. Il Congresso ha infine autorizzato il trasferimento di attrezzature e mezzi USA presenti attualmente in Iraq alle forze di sicurezza nazionali e a quelle dell’Afghanistan.

giovedì 8 ottobre 2009

Il Consiglio di Sicurezza Onu ha rigettato richiesta libica di una sessione speciale dedicata al rapporto Goldstone





Gaza - Infopal. Il Consiglio di Sicurezza Onu ha rigettato la richiesta libica di indire una sessione speciale per discutere del Rapporto Goldstone. Come consueto, il rifiuto statunitense è stato decisivo.

Ieri si è svolta una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, durante la quale la Libia, presidente di turno dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva richiesto una seduta straordinaria del Consiglio centrata sul rapporto Goldstone.

L'ambasciatore libico all'Onu, Abdurrahman Shalgham, che aveva presentato la richiesta, era appoggiato dai colleghi di Egitto, Sudan, Lega Araba e Palestina.

Tuttavia, il rappresentante Usa alle Nazioni Unite, Alejandro Wolff ha fatto sapere che Washington "non sosterrà alcuna decisione presa dal Consiglio di Sicurezza sul Rapporto Goldstone", e ha aggiunto che il luogo appropriato per discutere della relazione è il Consiglio Onu per i diritti umani, a Ginevra.

La Libia aveva convocato la sessione di in risposta al montante sconcerto sulla decisione dell'Anp di Mahmud Abbas, di rinviare il voto della risoluzione sul Rapporto Goldstone presso il Consiglio per i diritti umani dell'Onu. Tale decisione è stata spinta dagli Usa e da Israele, e da motivazioni di tipo commerciale (affari della famiglia Abbas con lo stato sionista).

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite avrebbe potuto adottare il Rapporto e chiedere un'ulteriore indagine per crimini di guerra e contro l'umanità commessi da Israele durante "Piombo fuso", a Gaza. La scelta di Abbas, e dell'Olp e Anp da lui guidati, hanno vanificato questo tentativo, tradendo le legittime aspettative della popolazione palestinese e delle vittime della guerra israeliana, e di fatto salvando i criminali israeliani.

Martedì, la Libia aveva fatto girare una lettera della componente araba alle Nazioni Unite che sollecitava una "riunione di emergenza" del Consiglio per discutere del Rapporto Goldstone.

"Diamo il benvenuto alla decisione libica di chiedere al Consiglio di Sicurezza di indire una seduta per discutere del Rapporto Goldstone", ha dichiarato ieri all'agenzia "Afp" Mahmud Abbas da Roma, dove si trova in questi giorni, e dove è stato accolto con una manifestazione di protesta. E ha aggiunto: "La richiesta della Libia va in sostegno ai diritti del popolo palestinese".

La "Palestine TV", canale televisivo ufficiale dell'Anp di Ramallah, ha riferito che Abbas manderà il suo ministro degli Esteri, Riyadh al-Malki, a New York, per sostenere la proposta libica di una seduta del Consiglio di Sicurezza dedicata al Rapporto Goldstone

sabato 12 settembre 2009

I parà USA di Vicenza in Afganistan.Con blindati e velivoli senza pilota.






di Antonio Mazzeo







Sarà la 173^ Brigata Aviotrasportata di stanza a Vicenza la punta di diamante della campagna d’autunno dell’esercito USA in Afghanistan. Lo ha confermato il Comando delle forze armate statunitensi in Europa a conclusione di una esercitazione tenutasi il mese scorso nelle colline di Hohenfels (Germania), a cui hanno partecipato 75 militari del Combat Team provenienti dalla base vicentina di Camp Ederle. Nello specifico, gli uomini hanno partecipato al primo corso per “operatori MRAP - Mine Resistant Ambush Protected”, i sistemi blindati che il Pentagono ritiene fondamentali per difendere le truppe da attacchi terroristici, imboscate ed esplosioni di bombe e mine. Per l’esercitazione di Hohenfels, sono stati trasferiti via nave dal Kuwait una quarantina di blindati leggeri MRAP utilizzati normalmente in ambienti urbani ed in operazioni antiguerriglia. La 173^ Brigata Aviotrasportata è stata la prima unità terrestre USA di base in Europa ad essere addestrata all’uso di questi veicoli. Un secondo ciclo di esercitazioni alla guida dei superblindati è previsto subito dopo il suo trasferimento in Afghanistan, in una località non ancora rivelata dal Pentagono.

L’US Army e l’US Marine Corps utilizzano i veicoli MRAP dal 2003. Si tratta di mezzi diversi in peso (da 7 a 22 tonnellate) e capacità di trasporto (da 6 a 12 militari per unità), in grado però di transitare agilmente nei terreni più accidentati. Il programma di sviluppo degli MRAP è considerato di altissima priorità dal Dipartimento della Difesa: nell’anno fiscale 2007 il segretario Robert Gates ha stanziato 1,1 miliardi di dollari per l’avvio della costruzione di veicoli blindati anti-mine di seconda generazione. E a fine giugno 2009, le forze armate statunitensi hanno commissionato alla Oshkosh Defense Corporation la produzione di 2.244 veicoli MRAP M-ATV (All-Terrain), da destinare alle unità impegnate in Afghanistan ed Iraq. I primi modelli M-ATV saranno consegnati il prossimo mese di ottobre ai reparti della 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza che raggiungeranno il teatro afgano e si affiancheranno agli MRAP “Dash”, un modello più pesante e meno manovrabile.

Nonostante l’ingente impegno finanziario per ammodernare i sistemi di trasporto blindati (l’intero programma MRAP dovrebbe costare a Washington 17,6 miliardi di dollari), sono numerose le critiche sulla loro reale efficacia e sostenibilità militare. Le ridottissime velocità nei trasferimenti per le impervie montagne afgane e le difficoltà di mobilità nel passaggio per grandi arterie stradali e centri urbani accentuano l’esposizione dei blindati agli attacchi di sorpresa o agli attentati. Gli MRPA consumano inoltre grandi quantità di carburante, sono difficilmente trasportabili dagli aerei cargo e dalle navi anfibie e comunque con costi proibitivi. Lo US Transportation Command ha stimato una spesa di 750.000 dollari per il trasferimento di ogni singolo veicolo con i C-17 e i C-130, i giganteschi mezzi aerei in dotazione alle forze armate USA. Il Dipartimento della Difesa è stato così costretto a commissionare alcuni cargo russi “Antonov An-124”, già operativi presso la base aerea di Charleston, South Caroline, dove vengono stazionati i nuovi MRAP prodotti dalla Oshkosh Corporation.

Oltre che sugli M-ATV, per la nuova missione in Afghanistan gli uomini della 173^ Brigata Aviotrasportata potranno contare sugli aerei senza pilota “Shadow 200”, recentemente assegnati ai reparti d’elite dell’esercito USA di stanza in Germania e a Vicenza. Con un raggio massimo d’azione di 125 chilometri ed un’autonomia di volo per circa 12-14 ore, i velivoli possono volare a grandi altitudini, tra gli 8.000 e i 10.000 piedi d’altezza in condizioni di luminosità e tra i 6.000 e gli 8.000 piedi durante la notte. Equipaggiati con sofisticati sensori e telecamere, gli “Shadow 200” vengono utilizzati per le operazioni di riconoscimento diurno e notturno, sorveglianza, acquisizione dei target e danneggiamento dei sistemi di comando di guerra avversari. Il nuovo sistema d’arma viene impiegato poi per dirigere le operazioni di combattimento terrestre e i raid aerei e fornire assistenza alle attività di ricerca e riscatto del personale disperso nei campi di battaglia.

Per i paracadutisti della 173^ Brigata USA si tratta della quarta missione di guerra in Afghanistan dal 2003. Nel marzo del 2004 al Southern European Task Force SETAF di Vicenza (oggi SETAF/ US Army Africa) fu pure affidato il comando delle operazioni alleate. L’ultima campagna militare si è invece sviluppata nelle aree meridionali del paese tra il maggio 2007 e il luglio 2008 e ha visto impegnati 3,400 militari. Nei quindici mesi di violenti combattimenti in cui non sono state risparmiate le popolazioni civili, ci sono state alcune vittime tra i reparti USA. Secondo dati ufficiali, sarebbero già 35 i militari della brigata che hanno perso la vita in Afghanistan, 4 dei quali in occasione di un incidente di volo ad un CH-47 precipitato nell’aprile 2005 nella zona di Ghazni, a circa cento miglia a sudovest di Kabul.

I reduci della 173^ Brigata sono stati sottoposti a cure psichiatriche intensive e a programmi di “recupero” in centri di villeggiatura in compagnia dei propri familiari. Intanto certi operatori economici veneti e friulani starebbero fiutando il business che potrebbe svilupparsi attorno alle attività di “riabilitazione” specie quando si completerà il trasferimento presso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza delle unità della 173^ Brigata attualmente ospitate in Germania. A Tonezza del Cimone, ad esempio, dove sino a qualche tempo fa sorgevano due postazioni dell’Aeronautica militare italiana (la prima sul Monte Toraro e l’altra sul Passo Coe a Malga Zonta, sul Passo Coe), il sindaco Amerigio Dalla Via si è fatto portavoce della richiesta di riconversione delle infrastrutture in “centri di villeggiatura e riabilitazione” per i soldati americani di Vicenza che “rientrano dall’Afghanistan o dall’Iraq”. Secondo Il Giornale di Vicenza, la proposta sarebbe già stata discussa in ambienti governativi e sarebbero perfino stati effettuati alcuni sopralluoghi a Tonezza per studiarne la fattibilità. Attualmente l’unico “centro di recupero” in Europa per i reduci di guerra statunitensi si trova a Garmisch, in Germania.

Intanto il Comando SETAF/US Army Africa conferma che al Dal Molin i lavori per la nuova installazione USA procedono speditamente. “I contractor italiani rappresentati dalla Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna e dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna hanno impiantato 800 palificazioni per sostenere le fondamenta di alcuni edifici polivalenti”, ha dichiarato Susan Wong, senior project manager dell’Ufficio di trasformazione e costruzione dell’Us Army. “Gli edifici serviranno come uffici e caserme per i 1.200 militari dei quattro battaglioni attualmente di base a Bamberg e Schweinfurt. Tutto procede secondo il programma e le nuove costruzioni dovrebbero essere completate entro l’estate del 2012. Sono già state demolite tutte le palazzine che dovevano essere demolite, così come una parte della pista di volo che il governo italiano aveva designato per l’uso da parte degli Stati Uniti d’America. La parte restante della pista ricadente nella installazione rimane intatta, ma non è abbastanza lunga per essere utilizzata”.

Sempre secondo Susan Wong, al Dal Molin lavorerebbero attualmente 145 operai che diventeranno 550 quando sarà avviata la costruzione degli edifici. Considerato che la commessa per le aziende della Lega delle Cooperative è di oltre 245 milioni di euro, non si può certo dire che la nuova base di Vicenza abbia significative ricadute occupazionali.

lunedì 6 luglio 2009

BUONE VACANZE ESTIVE E PACE PER TUTTI


QUESTO SITO VA IN FERIE;CI RILEGGIAMO IL 1 SETTEMBRE:
BUONE FERIE E PACE PER TUTTI.

venerdì 3 luglio 2009

La Costituzione dell'Honduras,meglio un golpe piuttosto che cambiarla?



di Gennaro Carotenuto

E’ straordinario come in questi giorni siano spuntati tanti comparativisti esperti addirittura di costituzioni centroamericane. Soggetti tendenti alla menzogna e ad evocare fantasmi e paure ataviche, spiegano che il solo proporre di riformare o riscrivere la sacra e perfettissima costituzione del 1982 prova che si voglia imporre una dittatura comunista e che pertanto sia sacrosanto o per lo meno inevitabile il golpe in Honduras piuttosto che permettere la deriva antidemocratica di un’Assemblea Costituente.

E’ proprio così? Forse è bene chiarire alcuni aspetti sulla Costituzione e la Costituente che facciano capire quanto viziata è l’informazione che i grandi media stanno dando sui motivi del golpe che a parole condannano ma al quale con i fatti tengono il gioco.


In primo luogo non c’è bisogno di essere esperti di diritto costituzionale, tantomeno comparato, per sobbalzare nel sentir trattare la costituzione (c minuscola) dell’Honduras come se davvero fosse una Costituzione (C maiuscola). Ricordo che l’Honduras è (purtroppo e detto con rispetto per un popolo nobile) una vera “Repubblica delle Banane”. E lo è nel senso politico del termine, oltre che economico, giacché chi ha fatto e disfatto la storia politica dell’Honduras fin dalla fine del XIX secolo, imponendo governi costituzionali o dittature a secondo della convenienza, è stata la United Fruit Company. Si potrebbe scrivere un tomo su come la United Fruit è stata la vera padrona del paese e, senza tornare all’epoca di Tiburcio Carías Andino, basta ricordare che ancora nel 1978 il generale Policarpo Paz, amico intimo del dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, fu imposto come dittatore dalla United Brands (il nuovo nome della United Fruits).

Erano tempi di guerra sporca, squadroni della morte, sparizione di persone. Lo stesso dittatore Policarpo Paz, d’accordo con la CIA e con l’immancabile compagnia bananiera, scrisse la sacra costituzione dell’82, entrata in vigore giusto prima di consegnare il potere a un presidente costituzionale, Roberto Suazo Córdoba. La costituzione, democratica ma scritta da un dittatore, era una sorta di estensione della “Legge Antiterrorista” per la quale almeno fino al 1993 nel paese continuò impunemente a sparire gente nelle camere di tortura della già felice democrazia costituzionale honduregna.

Non sorprende in questo contesto che la meravigliosa costituzione dell’82, quella in difesa dell’inviolabilità della quale decine di commentatori “indipendenti” sembrano disposti in questi giorni ad immolarsi come Ian Palach, non si preoccupasse minimamente di cambiare due problemucci da poco del paese: il fatto che l’80% della popolazione vivesse nell’indigenza e che appena 225 latifondisti fossero proprietari del 75% della terra del paese. In compenso l’articolo 239 puniva con decorrenza immediata a dieci anni di interdizione dai pubblici uffici chiunque “proponesse” la rieleggibilità del presidente.

Siamo quindi di fronte ad una Costituzione antidemocratica che, come quella cilena scritta da Augusto Pinochet, è firmata da un solo costituente per durare in eterno, chiusa in cassaforte, buttando via la chiave di qualunque modifica, riforma, o nuova carta potesse venire dal basso. Chiunque propone di convocare un’Assemblea costituente (scriverne una nuova vuol dire necessariamente modificare o abrogare l’articolo 239) infatti può essere accusato di “proporre” di modificare l’articolo 239 e quindi decadere immediatamente, che è l’appiglio legale dei golpisti contro il povero Manuel Zelaya che, nonostante non abbia mai detto di volersi ricandidare, è stato rovesciato con un colpo di stato per aver (forse) fatto un pensiero impuro.

Pensi all’idea di Costituzione e ti viene in mente quella degli Stati Uniti, bella perfetta, levigata, che viaggia ben oltre i due secoli di vita praticamente intonsa continuando ad assicurare la felicità dei cittadini di quel fortunato paese. Così ti convinci che anche quella honduregna deve essere stata scritta nel marmo [tombale degli squadroni della morte all’epoca in azione] e pronta a sfidare i secoli. Altrimenti la Corte Suprema (che incute autorità a nominarla ma è formata da un gruppo di oligarchi rappresentanti delle famiglie che si considerano padrone del paese) ha ordinato niente di meno che un colpo di stato per impedire la semplice convocazione di un referendum consultivo non vincolante per valutare se eleggere un’Assemblea costituente che, magari di passaggio, garantisse un po’ più di equità tra cittadini.

Marmo un corno. L’inviolabile costituzione dell’Honduras, scritta nel 1982, è stata modificata nello stesso 1982 (si erano scordati qualcosa) quindi nel 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005. Lo stesso articolo 239, quello che proibisce perfino di “proporre” la rieleggibilità del presidente, è stato modificato nel 1998, quindi nel 2002 e di nuovo nel 2003 senza che ci fosse alcun rumor di sciabole. Evidentemente erano tutte modifiche che rispondevano agli interessi dei poteri forti del paese, piccolezze che al padre della patria Policarpo Paz, nella sua lungimiranza infinita, erano sfuggite. Quindi non siate ridicoli, quando parliamo di Costituzione honduregna stiamo parlando praticamente di un regolamento condominiale che ha come unica funzione quella di far continuare a vivere l’80% dei condomini nel sottoscala.

Fuori dall’ironia. Quello che ha mosso le oligarchie honduregne al colpo di stato è il sacro terrore che queste sentono per la sovranità popolare. E’ un rifiuto premoderno e preventivo che scatta automaticamente ogni volta che sentono di lontano l’odore di democrazia. Chi in questi giorni ha difeso anche indirettamente il golpe in Honduras, dando spazio alla menzogna della rielezione e nascondendo il vero oggetto del contendere, una Costituzione che possa essere agente di democrazia e non di conservazione, si è reso complice dei golpisti.

In America latina la convocazione di assemblee costituenti che superino costituzioni che, come quella honduregna o quella cilena, sono state scritte da dittatori o sono state scritte in epoche nere della storia è lo strumento reale, legittimo e non violento di trasformare l’esistente in pace e democrazia. Ognuno può decidere da che parte stare.

martedì 30 giugno 2009

Iran : Chavez sostiene Ahmadinejad



(ASCA-AFP) - Caracas, 17 giu - Come previsto il leader del Venezuela, Hugo Chavez, ha dato il suo sostegno al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dopo la sua vittoria elettorale definendo le proteste in atto a Teheran come la parte di una ''campagna diffamante'' sostenuta dai Paesi stranieri. Il Venezuela ''esprime la propria ferma opposizione alla terribile e ingiustificata campagna'' condotta ''dall'esterno'', ha spiegato una nota dal ministero degli Esteri. Gli attacchi cercano di ''infiammare il clima politico'', ha affermato il ministero. Poco dopo il risultato elettorale, Chavez ha telefonato all'omologo iraniano felicitandosi per la sua vittoria. ''E' una vittoria grande e importante per i popoli che lottano per un mondo migliore'', aveva affermato Chavez al telefono.